Italia – scuola, le prime riforme (1859 – 1962)

filosa01

1859 legge Casati

La legge Casati esprimeva la cultura politica dei liberali piemontesi alla vigilia dell’unificazione politica della penisola. Essa istituiva una scuola elementare articolata su due bienni e obbligatoria (1º biennio).

L’università, secondo la legge Casati, era articolata su cinque facoltà: Giurisprudenza; Lettere e filosofia; Medicina e chirurgia; Scienze matematiche, fisiche e naturali; Teologia (soppressa nel 1873) ed una scuola superiore, quella di Farmacia. Nel corso degli anni successivi si aggiunsero via via corsi di Ingegneria, Veterinaria, Agraria, Economia, Studi sociali.Dopo la scuola elementare il sistema si divide in due: Ginnasio (a pagamento) e le scuole tecniche. Nonostante le “scuole tecniche” permettano il proseguimento degli studi alla scuola superiore e in alcuni casi all’università.

I primi programmi scolastici vengono approvati dal ministro Terenzio Mamiani nel 1860, includono fra le materie fondamentali la religione e propongono di assicurare un’alfabetizzazione culturale di base per tutta la popolazione.

1861, UN REGNO DI ANALFABETI

Una frase di Massimo d’Azeglio viene citata: “L’Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani”.

Il 17 marzo 1861 la neonata Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia pubblicava il decreto con cui Vittorio Emanuele II assumeva, per sé e per i suoi discendenti, il titolo di Re d’Italia. re di un regno di analfabeti: l’80% della popolazione Mentre in Piemonte, Liguria, Lombardia solo la metà del popolo era in questo stato di totale ignoranza, questa percentuale saliva al 90% al Sud. Il divario Nord-Sud, nasceva anche da economie profondamente diverse.

Da questa classe di proprietari provenivano i “moderati”, disposti a secondare l’azione politica di Cavour e ad assumere una posizione subalterna rispetto al settentrione, purché fossero mantenuti i loro privilegi baronali; e lo strumento migliore per il mantenimento dei privilegi e delle prerogative era l’ignoranza.

Nel 1867 i programmi subiscono una prima revisione in cui si nota una profonda crisi fra Stato e Chiesa, comincia ad attenuarsi lo spazio dedicato alla religione a favore dell’educazione civica.

1877 legge Coppino

La legge Coppino è uno dei punti qualificanti del programma e della politica della Sinistra Storica. Introduce l’obbligo scolastico nel primo triennio delle elementari dopo averle portate a 5 anni. Definisce le sanzioni per i genitori degli studenti che non adempiono all’obbligo.

mona01

1894 Baccelli ministro pubblica istruzione                                                                                                nel fare il programma sulla nuova “riforma della scuola” così si esprimeva nel suo preambolo: “…bisogna insegnare solo a leggere e scrivere, bisogna istruire il popolo quanto basta,insegnare la storia con una sana impostazione nazionalistica e ridurre tutte le scienze sotto un unica materia di ”nozioni varie”, senza nessuna precisa indicazione programmatica o di testi, lasciando spazio all’iniziativa del maestro e rivalutando il piu nobile ed antico insegnamento, quello dell’educazione domestica; e mettere da parte in fine l’antidogmatismo, l’educazione al dubbio e alla critica, insomma far solo leggere e scrivere. Non devono pensare, altrimenti sono guai!”

Il primo censimento del neo-nato Regno d’Italia (1861) indica al 78% il tasso di analfabetismo tra la popolazione con più di sei anni (e la popolazione complessiva allora ammontava a 22.182.000 abitanti) con il record dell’84% per le donne e con squilibri territoriali già allora notevoli: si passava dal 57% del Piemonte al 91% della Sardegna

La discesa di questo tasso è stata molto lenta, arrivando a dimezzarsi solo nel 1921, quando la popolazione era quasi raddoppiata (39.397.000 abitanti).

Nel periodo fascista si ha il decremento più brusco (dal 35,80% del 1921 al 21% del 1931 – nel 1941, per gli eventi bellici, il Censimento non fu effettuato) su una popolazione di 41.652.000.

Gli anni del secondo dopoguerra hanno visto, lentamente, scendere ancora i tassi per situarsi a livelli quasi europei.

Novecento

Si iniziano a vedere gli effetti positivi, se pur limitati, del sistema scolastico. Scende l’analfabetismo e compare per la prima volta il fenomeno della disoccupazione intellettuale.

La borghesia dell’epoca iniziava a temere uno sconvolgimento dello statu quo sociale. Il dibattito di quegli anni, destinato sul momento a non avere conseguenze pratiche, è particolarmente vivace sui temi della proposta della istituzione di una scuola media unica e sulla questione della laicità della scuola.

scapellato1

1904 legge Orlando

Prolunga l’obbligo scolastico fino al dodicesimo anno di età. Prevede l’istituzione di un “corso popolare” formato dalle classi quinta e sesta

1911 legge Daneo-Credaro

Rende la scuola elementare un servizio statale, così da poter disciplinare l’obbligo in modo più vigoroso. La sua applicazione fu problematica, anche per il sopraggiungere della Prima Guerra Mondiale.

La riforma “Gentile”: 1923 – 1940

Nel primo governo Mussolini (1922-1924) è Ministro della Pubblica Istruzione il filosofo Giovanni Gentile in carica dal 31 ottobre 1922 al 1° luglio 1924. La sua nomina ed il suo operato segnano la convergenza tra cultura neoidealista e buona parte degli ambienti cattolici.Espressione della borghesia conservatrice, la riforma Gentile (definita da Mussolini “la più fascista delle riforme”) in 20 mesi trasformò radicalmente, con una serie di Regi Decreti, tutta la scuola italiana, su basi elitarie e molto selettive: praticamente ogni segmento scolastico si apriva con l’esame di ammissione e terminava con un esame finale. La scuola media inferiore, divenuta nel frattempo teoricamente obbligatoria per via degli impegni internazionali assunti dall’Italia, era costituita:

“scuola integrativa” triennale, pensata da Gentile quale soluzione di massa per assolvere l’obbligo, erede dei precedenti “corsi popolari”, più di tipo post-elementare che secondario, affidata alla gestione delle direzioni didattiche; in seguito (1928) fu trasformata in scuola d’avviamento professionale, con possibilità di prosecuzione per ulteriori due anni in una scuola tecnica senza ulteriori sbocchi.

download

La scuola secondaria di secondo grado

ginnasio superiore biennale e dal liceo classico triennale, cui si accedeva soltanto dal ginnasio inferiore e che dava accesso a tutte le facoltà universitarie;

liceo scientifico, al quale si poteva accedere da qualunque scuola media inferiore, e che consentiva l’accesso a tutte le facoltà universitarie, con l’eccezione di Lettere e filosofia e Giurisprudenza;

liceo femminile (che in realtà non decollò mai), che non aveva ulteriori sbocchi e che fu soppresso pochi anni dopo;

istituto magistrale superiore, triennale e con accesso senza esame di ammissione dal ginnasio e dal magistrale inferiore, e che consentiva l’accesso unicamente all’istituto di magistero, scuola superiore non ancora pienamento universitaria;

istituto tecnico superiore quadriennale, con insegnamento del latino, limitato a due sole sezioni (commerciale e agrimensura, poi divenuto per geometri) lasciando le qualificazioni industriali al ministero dell’economia nazionale, con accesso consentito, dopo qualche anno, rispettivamente alle facoltà di Statistica ed Economia e di Agraria.

Dopo l’istruzione elementare era possibile, in alternativa al ginnasio, la frequenza alle scuole di avviamento professionale, che consentivano un immediato impiego del giovane nel mondo del lavoro e alle quali pertanto erano destinati gli studenti della classi sociali più umili.

Questa era la struttura di massima su cui si reggeva la scuola italiana, seppur con alcune varianti intervenute negli anni, varianti che non avevano però intaccato l’architettura fondamentale.

Scuola elementare, scuola media, gimnasio, scuola professionale (tecnico, commerciale, agricolo) ITIS segnavano una scala gerarchica attraverso le scuole.

1928 Giuseppe Belluzzo

Con il Testo Unico n. 577 venne istituita la Scuola di avviamento professionale al posto dei corsi postelementari e la scuola complementare.

Nel 1935 viene introdotta una nuova materia, obbligatoria in tutte le scuole secondarie, inferiori e superiori: la “cultura militare”. Trenta ore di insegnamento all’anno, impartite da ufficiali della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, dovrebbero servire a forgiare nei giovani lo spirito guerriero. La materia costituisce un vero sbarramento che, se non superato, impedisce il conseguimento sia della maturità che della laurea. Peraltro si tratta sempre di un insegnamento e di uno sbarramento “all’italiana” e i giovani bocciati in “cultura militare” si conteranno ogni anno sulle dita di una mano.

Per la ginnastica il regime aveva già provveduto nel 1928, istituendo la Scuola Superiore di Educazione Fisica, che nel ’31 prenderà la denominazione di “Accademia Fascista di educazione fisica”. I professori di ginnastica dovranno avere una preparazione non solo atletica, ma anche politica . Insegneranno nelle scuole di Stato, ma la loro accademia sarà gestita dall’Opera Nazionale Balilla, nel quadro di quell’intreccio continuo di competenze di cui già accennavamo sopra.

Qesta fascistizzazione della scuola è accettata tranquillamente, ma si avverte che da parte del corpo docente non c’è una chiara coscienza dei compiti della scuola e dell’insegnante.

La fascistizzazione della scuola: la riforma Bottai ( 1939-1943)

La riforma Gentile non fu amata dai gerarchi fascisti e da subito dopo il suo allontanamento dal ministero furono varati vari ritocchi (anche per via amministrativa) tendenti a temperare le asprezze selettive a vantaggio dei ceti piccolo e medio-borghesi più direttamente legati al fascismo.

Bottai, ministro dell’Educazione Nazionale,ex governatore di Roma ed ex capo della potente “Opera Nazionale Balilla”, in analogia alla “Carta del Lavoro”, fa approvare nel 1939 dal Gran Consiglio del Fascismo la “Carta della Scuola” che, a guerra ormai incombente, doveva fascistizzare la scuola.

Alla scuola elementare venne demagogicamente cambiato nome al biennio superiore, denominato ora “scuola del lavoro”, mentre i programmi restavano sostanzialmente quelli gentiliani, integrati da elementi ideologici legati al regime e alla razza.

La scuola nel periodo post-bellico (1943-1963)

Negli anni tra il 1943 e il 1945 non esiste sul territorio italiano una sola autorità per il sistema scolastico: abbiamo il Regno d’Italia al Centro Sud, con il suo ministro dell’istruzione ma anche con la Commissione Alleata di Controllo del col. Washburne; al Nord c’era la Repubblica Sociale Italiana, con il suo ministro dell’Educazione Nazionale e le varie Repubbliche Partigiane, che governarono la scuola nei loro territori.

Negli anni quaranta, con una serie di provvedimenti si venne a delineare un’architettura scolastica ibrida.

La scuola elementare tornava ad essere secondo il modello strutturale di Gentile con programmi dettati dalla Commissione Alleata di Washburne, che rimasero in vigore dal 1945 al 1955. I programmi del 1955, senza nessuna base giuridica, si occuparono anche di scuole post-elementari (classi VI, VII e VIII), giuridicamente inesistenti, ma di fatto promosse dai ministri democristiani dell’epoca.

La scuola secondaria inferiore rimase sostanzialmente quella delineata dalla riforma Bottai, con una scuola d’avviamento triennale senza sbocchi, l’istituzione di una scuola d’arte ugualmente triennale e senza sbocchi, la conservazione della scuola media che dava accesso alla secondaria superiore.

Anche la secondaria superiore rimase sostanzialmente quella di Bottai, con gli istituti tecnici portati però tutti a 5 anni, l’istituto magistrale di nuovo retrocesso a quadriennale, la creazione di scuole tecniche biennali, i nuovi Istituti Professionali, sorti – come detto – in base all’applicazione “estensiva” di un Regio Decreto del 1938, di durata variabile tra i tre (la maggioranza) ed i cinque anni, che non davano sbocchi universitari.

Per gli accessi all’università vennero aboliti gli esami di ammissione, ma resa più stringente la canalizzazione: solo il ginnasio-liceo consentiva l’accesso a tutte le facoltà, seguito dal liceo scientifico al quale era preclusa la sola facoltà di Lettere e filosofia; gli istituti tecnici davano accessi coerenti con il corso di studi seguito.

Trovano una loro sistemazione, in questo periodo, “a latere” del sistema scolastico i Conservatori e gli istituti musicali, e, con norme analoghe, anche gli istituti d’arte.

SCUOLA IN CAMICIA NERA

L’associazione fascista della scuola raccoglie gli insegnanti da elementari ad universitari: è vero che l’iscrizione all’associazione non è obbligatoria, così come non lo è l’iscrizione al partito. D’altra parte, in un clima di consenso sempre più ampio al regime, divengono naturali le disposizioni ministeriali, per gli insegnanti come per gli altri impiegati dello Stato, con le quali ad esempio si prescrive che per determinati avanzamenti di carriera l’iscrizione al partito o all’associazione costituiscono titolo di merito.

Un’altra importante tappa fu l’imposizione del “libro unico” per l’insegnamento elementare; approvato dal governo il 1° novembre del 1928,a partire dall’anno scolastico 1930-31 diviene obbligatorio anche nelle scuole private. Inutile dire che lo scopo del libro unico è l’indottrinamento fin dalla più tenera età del fanciullo, che si trova a frequentare una scuola in cui la competenza del Ministero dell’Educazione Nazionale (così si denomina il vecchio ministero della Pubblica Istruzione) si intreccia con quello dell’Opera Nazionale Balilla, l’ente preposto all’educazione fascista della gioventù.

Il libro di lettura per la terza elementare, “Patria”, scritto da Adele e Maria ZANETTI, dà ad esempio questa spiegazione della guerra d’Africa: “In Africa c’era un vasto impero, con una popolazione ancora barbara, dominata da un imperatore incapace e cattivo: l’Abissinia. E gli Abissini ci molestavano: danneggiavano, invadevano le nostre colonie e i nostri possedimenti. Questo era troppo. Fu così che il Duce decise la guerra… l’Italia è tutta con Mussolini… ferro, carta, oro, tutto dona alla Patria. La Regina, esempio a tutte le spose, offre per prima il suo anello nuziale”.

Gli scolari erano sottoposti a questo martellamento: Ricordiamo ad esempio come Vincenzo Meletti nel suo “Libro fascista del Balilla”, adottato nel 1934 in tutte le scuole elementari, spiega chi è Mussolini:

“CHIAMAMI DUCE, SARO’ IL TUO PAPA’” – “Mussolini, che tutti chiamano Duce e che tu puoi chiamare babbo, è un figlio del popolo, venuto dalla miseria. E’ l’uomo più grande e più buono del mondo. Egli in un decennio ha fatto diventare l’Italia la prima nazione del mondo.Con la Marcia su Roma il governo fu tolto agli uomini paurosi e fu inaugurato il Regime Fascista che durerà più di un secolo.”

Il fascismo, non opera una riforma radicale della scuola ma si insinua della quale non si può disconoscere la coerenza del disegno generale e la validità didattica, si sovrappone, facendo del fascismo, di fatto, una materia obbligatoria di studio.

1945 I programmi provvisori

Subito dopo la Liberazione un’apposita commissione, presieduta dagli alleati, stila in via provvisoria i programmi della scuola, eliminando gli aspetti ideologici più marcati, ma mantenendo inalterata la struttura complessiva.

1947 Costituzione italiana

Viene stabilita l’istruzione pubblica, gratuita e obbligatoria per almeno otto anni. Viene sancita la libertà di istituire scuole “senza oneri per lo stato” formula che avrà una interpretazione controversa nei decenni successivi.

Tuttavia restava il sistema scolastico precedente: scuola elementare quinquennale e i tre anni successivi divisi in “scuola media” (che permetteva di proseguire gli studi grazie alla materia del latino) e “scuola di avviamento professionale” (che senza l’insegnamento del latino, escludeva da qualsiasi proseguimento degli studi).

1947 Ministro Gonella

Il governo introduce, in via amministrativa, la “scuola post-elementare”, che avrebbe mantenuto il sistema duale, dove un canale non permette ulteriori sbocchi. Nella seconda metà degli anni cinquanta matura la consapevolezza che il processo di sviluppo economico richiede una sempre maggiore quantità di forza lavoro qualificata.

1959 proposte di legge

Donini e Luporini – prevedono l’istituzione di una scuola media unica con l’obbligo dall’età di sei anni fino ai quattordici. Medici – Riconferma i canali distinti e avanza anche la proposta di una quadripartizione.

1962 Quarto governo Fanfani

Dopo lunghe trattative tra DC e PSI, viene approvata la legge n.1859 del 31/12. Essa prevede la scuola media unificata che permetta l’accesso a tutte le scuole superiori. Permane comunque un’ambiguità sulla questione “Latino”, che diventa materia facoltativa anche se necessaria per l’accesso al liceo. Tali ambiguità sarebbero state superate solo a distanza di quindici anni, con l’abolizione del latino e la totale unificazione della scuola media.

Published by Marco Brevi

The intuitive Vision is what makes out of us being a Genius. My intuitive vision allow me to draw solutions through a cosmopolitan school and educational design made to excel evolve and renew old paradigms no longer suitable

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: