l’organizzazione della scuola elementare

Ministro dell’educazione pubblica 1881 – 1900 Guido Baccelli ( sette volte ministro all’educazione): meglio che imparino esclusivamente a leggere ed a scrivere altrimenti sono guai… i ministri della pubblica istruzione 1861- 2011

l’organizzazione della scuola elementare è praticamente identica in tutta Europa, sia sotto il profilo dell’articolazione in classi, sia per quanto riguarda gli obiettivi didattici, che riguardano l’apprendimento delle abilità primarie (lettura, scrittura, calcolo) e di un bagaglio di nozioni relative alla lingua e alla letteratura, all’arte e alla musica, alla religione, alla storia, alla geografia ecc. La scuola elementare è quella che risente ovunque di un più stretto e frequente controllo da parte dello stato. In Italia dal 1990-91 è entrata in vigore una riforma che, oltre a prevedere una riorganizzazione dell’orario, delle classi e del lavoro degli insegnanti (che viene articolato su due o più classi), introduce lo studio delle lingue straniere!

(considerando l’ignoranza del personale scolastico le lezioni vengono presentate in molte scuole con registratore ed audio-cassetta)

La scuola media costituisce un approfondimento e un ampliamento delle acquisizioni della scuola elementare. Materie fondamentali sono la lingua italiana, la storia, la geografia, la matematica, le scienze naturali, una lingua straniera, le discipline tecniche e l’educazione fisica.

Sino al 1999 l’obbligo scolastico prevedeva la frequenza di cinque anni di scuola elementare e tre di scuola media inferiore (scuola secondaria di I grado), conosciuta anche come “scuola media unica”. Coloro che al compimento del quindicesimo anno di età non avevano ancora conseguito la licenza media erano esentati dall’obbligo, purché avessero frequentato la scuola per almeno otto anni. Con la legge n. 9 del 1999 l’obbligo di istruzione è stato elevato da otto a dieci anni con la precisazione che, durante la fase di introduzione e attuazione dei nuovi cicli scolastici, l’obbligo scolastico avrà durata novennale. Tale legge prevede inoltre l’introduzione dell’obbligo di istruzione e formazione fino al diciottesimo anno di età, a conclusione del quale tutti i giovani possono acquisire un diploma di scuola secondaria superiore o una qualifica professionale.

La legge quadro n. 30 del 2000 – bloccata, con la Nota del 4 luglio 2001, dal nuovo governo eletto il 13 maggio 2001 – aveva introdotto la riforma dei cicli scolastici, la cui attuazione era prevista a partire dall’anno scolastico 2001-2002. Tra le novità principali della riforma c’è l’istituzione di due cicli scolastici, un ciclo primario di base della durata di sette anni e uno secondario della durata di cinque. Il ciclo secondario sarà composto da un biennio obbligatorio uguale per tutti, dopo il quale lo studente potrà decidere se frequentare il triennio di studio che porta al conseguimento del diploma di scuola secondaria superiore oppure il triennio di formazione e apprendistato che permette di acquisire una qualifica professionale. Se la riforma verrà applicata, la scuola elementare e la scuola media verranno progressivamente sostituite dal ciclo primario di base e gli studenti sosterranno l’esame di stato un anno prima.

Ma cos’era dunque questa scuola degli anni Sessanta, per scoprire così, quasi all’improvviso, che tutto era sbagliato, tutto era da rifare? La scuola italiana, nella sua sostanza, si basava ancora sulla struttura generale formulata nel 1923 dal filosofo Giovanni Gentile, ministro della Pubblica Istruzione nel primo governo Mussolini e che si imperniava sul liceo classico come scuola “principale”, che dava accesso a tutte le facoltà universitarie. Il ginnasio era concepito come la strada da percorrere, esaurita l’istruzione elementare, da parte delle future classi dirigenti. Il ginnasio infatti preparava a tutti i gradi di istruzione superiore, tra i quali primeggiava, appunto, il liceo classico, che, fornendo la più ampia cultura generale, permetteva l’accesso a tutte le facoltà universitarie.

la scuola riveste un’importanza eccezionale nell’esercizio del potere ( quando vi è intelligenza superiore nel muovere il popolo) nel caso attuale il popolo viene mosso verso il terrore pendente di propria ignoranza.

Per secoli è stata cosa del tutto normale che l’istruzione, anche nella sua più bassa accezione (saper leggere e scrivere) fosse monopolio di una classe. Il signore era occupato principalmente a fare la guerra e ad esercitare il potere, il popolo a lavorare nei campi e a fornire la bassa forza per la guerra, il clero era impegnato invece nelle opere di religione e di “cultura”. ( ricopiare manoscritti)

Considerando che il popolo non aveva bisogno di saper leggere e scrivere e che, soprattutto, poteva essere estremamente rischioso che sapesse farlo, perché questo gli avrebbe permesso di ampliare le proprie conoscenze e quindi di iniziare a porsi una serie di domande che potevano risultare fatali per tutto l’equilibrio del potere

Published by Marco Brevi

The intuitive Vision is what makes out of us being a Genius. My intuitive vision allow me to draw solutions through a cosmopolitan school and educational design made to excel evolve and renew old paradigms no longer suitable

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