AUGURI

Nell’antica Roma e fra gli Etruschi esisteva un tipo di sacerdote il cui compito era interpretare la volontà degli dèi dal volo degli uccelli: questi erano gli àuguri. In particolare questi non divinavano la volontà celeste in astratto, ma solo se una decisione o un atto già compiuti la incontrassero o meno.



Oggi, quando da millenni nessuno più contempla il volo degli uccelli per trarne auspici, l’augurio rimane un desiderio, una buona speranza che si esprime in occasioni speciali. Quasi come se già si conoscesse un volere delle divinità che sia corrispondente a ciò che si augura. Fa impressione pensare che qui, proprio dove siamo adesso, persone come noi ma con credenze diverse ci abbiano lasciato in eredità idee e modi di dire così duraturi, tanto quanto i loro più longevi edifici, e necropoli.


Ti fa percepire, nell’augurare buon compleanno, o buonNatale, una radice profondissima; ti fa rendere conto che le tue parole non sono che l’antica sedimentazione di altre parole pronunciate da chi, morto, così come ora i vivi, condivide il tuo stesso cielo, la tua stessa terra


Published by Marco Brevi

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