la scuola nel passato

Le arti liberali

Le Arti Liberali sono quelle arti che richiedono attività intellettuale, l’applicazione della mente e dello spirito, in contrapposizione alle Arti Meccaniche. L’origine della classificazione del sapere nelle Arti Liberali porta alla cultura Alessandrina: Filone di Alessandria (filosofo greco 25 a.c.), Porfirio (filosofo teologo astrologo 233 d.C.), Marco Fabio Quintiliano (oratore romano e maestro di retorica 35d.c.), Lucio Anneo Seneca (filosofo e politico 4 a.C.), Marco Terenzio Varrone (letterato e militare 116 a.C.), includendo Medicina e Architettura, alle sette Arti Liberali. Sant’Agostino le riduce a sette, Marziano Capella (410-439) nella sua opera “le nozze di Filologia e Mercurio” i doni nuziali di Mercurio alla sposa, presentate da Apollo in corteo, stabilizza il canone nel numero delle nove Muse: Medicina, Architettura, Grammatica, Dialettica, Retorica, Geometria, Aritmetica, Astronomia, Musica.


La cultura alessandrina Sotto la spinta del pensiero aristotelico ereditò l’interesse scientifico di erudizione, gli spiriti dai grandi ideali di un tempo e dalla fede nei miti sono tratti a riflessioni nel campo delle discipline esatte: si afferma un individualismo, la ragione, la critica. Ad Alessandria d’Egitto furono accolti i maggiori scienziati del tempo: i matematici, Euclide (sotto Tolomeo Sotere) il suo scolaro Apollonio di Perge (matematico astronomo greco 262 a.C.) che insegnò sotto Tolomeo III Evergete (faraone egizio 241 a.C.). Fra gli astronomi, Aristarco di Samo (astronomo greco 230 a.C.) il Copernico dell’antichità, il primo che propose la teoria eliocentrica, Conone, astronomo di corte, (grammatico e mitografo greco 36 a.C.) Ipparco di Nicea, astronomo astrologo geografo fu il fondatore della trigonometria. Terreno meno favorevole per la filosofia, che rielaborò dottrine precedenti, specialmente platonizzanti, dettando norme di vita pratica, con intonazione accentuatamente religiosa. Il termine di “scuola filosofica alessandrina” vuole la scuola di indirizzo neoplatonico fondata da Olimpiodoro il filosofo, fiorita dal sec. IV al VII. Una tendenza all’eclettismo e al misticismo, una scuola condizionata dalla lotta contro il cristianesimo. Anche in medicina si può parlare di una vera e propria scuola alessandrina, che fa capo a Erofilo (medico greco primo anatomista e del sistema nervoso e circolatorio 335 a.C.) seguace di Ippocrate (medico 460 a.C.) , Erasistrato (anatomista 304 a.C.).  Nel medioevo sono riconosciute come enciclopedie del sapere umano ma sempre finalizzato alla comprensione delle cose divine: in questo senso nell’Anticlaudianus del monaco cistercense Alano de Insulis (1128-1201) la Filosofia, madre di tutte le scienze, porta le Arti Liberali alla ricerca di Dio. La tendenza enciclopedica medievale, le raffigurazioni delle Arti Liberali vengono frequentemente inserite nelle decorazioni delle cattedrali Europee dei secoli XIII e XIV, in compagnia delle Virtù e dei Mesi; il più antico ciclo conservato, quello del portale della Vergine nella facciata della Cattedrale di Chartres, mostra le Arti Liberali intorno a Maria Sedes Sapientiae, mettendo il sapere umano in rapporto con quello divino.


Le troviamo al Duomo di Siena (1268), di Pisa (1311), alla Fontana Maggiore di Perugia (1278), al Campanile di Giotto a Firenze, dove a rappresentare la Poesia è designato Orfeo, mentre nella serie dei capitelli del Palazzo Ducale di Venezia la Musica è rappresentata da Tubalcain, che siede sotto la personificazione della medesima arte nel Trionfo di San Tommaso nel Cappellone degli Spagnoli in Santa Maria Novella a Firenze. Le Arti Liberali sono normalmente raffigurate sedute su troni, accompagnate da illustri rappresentanti, come nella Sala delle Arti Liberali nell’Appartamento Borgia in Vaticano, affrescato da Pinturicchio (1492-95).


Muse

9 figlie di Zeus 9 figlie della memoria risiedevano a tutte le arti le scienze ispiravano i poeti  i filosofi e musicisti e Mnemosina la Dea della memoria, Musica, deriva dal nome Muse. Preposte all’Arte in ogni campo, chiunque osasse sfidarle veniva punito in maniera severa. Le Sirene, volendole sfidare nel canto, furono private delle proprie ali, utilizzate poi dalle stesse Muse. Anche le Pieridi, sempre in una sfida simile, vennero tramutate in uccelli. Vivevano sul monte Parnaso. I loro nomi erano: Clio, Talia, Erato, Euterpe, Polimnia, Calliope, Tersicore, Urania e Melpomene.


Clio, colei che rende celebri, la Storia, seduta e con una pergamena in mano

Talia, festiva, la Commedia, con una maschera, una ghirlanda d’edera ed un bastone

Erato, che provoca desiderio, la Poesia amorosa, con la lira

Euterpe, colei che rallegra, la Poesia lirica, con un flauto

Polimnia, dai molti inni, il Mimo, senza alcun oggetto

Calliope, colei che ha bella voce, la Poesia epica, con una tavoletta ed un libro

Tersicore, che si diletta della danza, la Danza, con plettro e lira

Urania, la celeste, l’Astronomia, con un bastone puntato al cielo

Melpomene, colei che canta, la Tragedia, con una maschera, una spada ed il bastone di Eracle


Il Medioevo

Mentre lo Stato oggi impone a tutte le famiglie di mandare i propri figli a scuola e punisce i genitori che non lo fanno, nel Medioevo l’autorità pubblica non sempre aveva la capacità per organizzare scuole obbligatorie e gratuite, accessibili ai bambini di ogni classe sociale. Nell’Alto Medioevo (dal 476 fino all’anno 1000), fu la Chiesa ad occuparsi dell’educazione dei bambini. Le scuole avevano quasi sempre sede all’interno dei monasteri. Questo avveniva perché erano stati i monaci a conservare e tramandare la cultura non solo cristiana, ma anche classica, greca e latina, nei difficili secoli delle invasioni barbariche, seguiti alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente. I monaci amanuensi ricopiavano i codici antichi permettendone la conservazione di molte opere che al contrario si sarebbero perse.


All’interno dei monasteri c’erano due tipi di scuola: Una chiamata schola exterior ed era destinata a bambini, sia ricchi che poveri, che vivevano con le loro famiglie nei paesi circostanti e ogni giorno si recavano a scuola presso il convento, L’altra era detta schola interna. Qui venivano educati i cosiddetti “oblati”. La pratica dell’oblazione era frequente nella società alto-medievale. Gli oblati erano bambini e bambine che all’età di sei o sette anni venivano ‘donati’ dai genitori ad un monastero. Tra le mura del chiostro iniziavano la loro istruzione e qui rimanevano tutta la vita dopo aver pronunciato i voti.


La scelta dei genitori segnava per sempre la vita del figlio, al quale naturalmente non veniva chiesto alcun parere. Un oblato poteva sottrarsi alla vita monastica solo con la fuga. Soltanto alla fine del XII secolo papa Celestino IV diede la possibilità agli oblati di decidere autonomamente se farsi monaci oppure ritornare alla vita laica. Nonostante l’impegno dei monaci nella trasmissione del sapere, nell’Alto Medioevo la maggior parte della popolazione era priva di qualsiasi istruzione.


Nel Medioevo l’istruzione scolastica era un lusso che non tutti potevano permettersi e non era obbligatoria. Nella scuola medievale, basata sulla lettura ed il commento degli auctores, il libro è al centro del processo di insegnamento, le condizioni ed i modi della produzione libraria accendono le caratteristiche della cultura libraria ed il significato che ha nella società del tempo in cui si sviluppa. Il libro come mezzo di trasmissione di cultura.


Quali e quanti libri si producono? Chi li produce? Dove sono dislocati gli scrittoria? Quali caratteristiche di materiali, di formato, di scrittura ha il libro? Il Medioevo ha conosciuto dieci secoli della sua durata. il periodo che va dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d. C.) alla scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo (12 ottobre 1492). Diverse forme di istruzione e di scuole, alcuni ancora tra noi, altre non esistono più. Dove e come si tramandava il sapere e la cultura nella cosiddetta Età di Mezzo.


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Nel V e VI secolo una serie di circostanze influisce sulla storia del libro e della trasmissione dei testi. Si spezza l’unità politica dell’Impero Romano; entra in crisi, con l’aristocrazia romana, la scuola di tradizione classica aumenta le difficoltà degli scambi materiali e culturali ed inizia un distacco tra Occidente e il mondo greco. Fino all’VIII-IX secolo succedono le perdite maggiori di opere della letteratura classica, si conservano gli scritti degli autori latini cristiani e le compilazioni tardoantiche e altomedievali delle artes, con l’dea di trasmettere al Medioevo i contenuti della scuola classica; opere enciclopediche arriveranno alla scuola medievale, tradotta, abbreviata, conservata parzialmente, la cultura greca, prima che si ristabilisca per mezzo degli Arabi.


I libri più usati sono i testi liturgici, così come la liturgia più che la scuola è il principale modo di trasmissione di un tipo di cultura. Cambiano le condizioni materiali cui è legata la produzione del libro: i materiali diventano rari e costosi, diminuisce il numero delle persone in grado di attendere all’attività degli scriptoria, una produzione originale si ha nell’agiografia, Libri di sacra scrittura, opere dei padri della chiesa (apostolici, polemisti, controversisti). rielaborazioni e compendi degli scritti sulle arti liberali.


I monasteri e le chiese disponevano di uno scriptorium proporzionato alla loro importanza culturale ed economica, il quale naturalmente, oltre a copiare codici per uso interno, ne produceva anche per la vendita o per lo scambio, creando a sua volta un’impresa redditizia. Un numero notevole di codici entrava nel monastero in seguito a donazioni di personaggi laici ed ecclesiastici. I libri venivano acquistati da ogni parte, scambiati, imprestati, percorrendo l’Europa in una circolazione legata a fattori culturali, economici, sociali e politici. La storia del libro nella sua evoluzione ecclesiastica e la nascita della cultura laica, cultura letteraria e classi sociali che guardano non solo all’interesse culturale del proprietario quanto l’abbellire la casa con un oggetto prezioso, decorato in oro, per certi signori del ‘400, può valere il possesso di un’intera regione. In questo periodo l’adozione della minuscola Carolina apre un’area geografica più vasta alla maiuscola Onciale ed altre scritture, è più facile a leggere e scrivere, moltiplica le possibilità di circolazione dei codici e nascono trasformazioni importanti ed il libro per la lettura privata non è più richiesto. Con la riforma scolastica dell’epoca Carolingia i centri di cultura monastica si riorganizzano, rivedendo libri liturgici e moltiplicandone il numero si rende necessaria la disponibilità di testi per l’uso scolastico. Nelle scuole ecclesiastiche dei monasteri e delle parrocchie fioriscono gli scriptoria monastici, dedicate all’insegnamento elementare, negli uffici i giovani agli incarichi amministrativi imparano a stendere gli atti, non c’è bisogno di libri, si adoperano le tavolette dove il maestro traccia modelli di scrittura sulla superficie cerata, e la ripetizione orale. Da questo momento tutto quanto sopravviveva della eredità letteraria del passato viene conservato.


           Si formano le biblioteche, registrano il recupero di opere dell’antichità, Aristotele, di scienze naturali, matematica, opere di autori «moderni», nel campo del diritto, della filosofia, delle Artes dictandi, raccolte di opere esegetiche, commentano, spiegano, glossano i testi sacri: raccolte di canoni, poeti cristiani e pagani dove si impara la prosodia, testi di grammatica, libri storici latini, astrologia, astronomia, scritti di medicina, che si rifanno a Ippocrate e a Galeno, libri delle scienze profane, le opere morali di Cicerone, Quintiliano. Meno numerosi, o meno vari, sono i testi per le discipline del quadrivio: parte della tradizione euclidea conservata negli scritti di Boezio (480 d.c) con i Fenomeni di Arato e l’Astrologia di Igino. Come la scuola medievale abbia un nuovo rapporto con l’eredità degli auctores. Chiese o monasteri con disponibilità finanziarie, ricchi benefici ed oggetto di donazioni generose, potevano mettere insieme più libri, meno fornite le chiese episcopali, dove più raramente era conservato un catalogo. Dalla sola lettura dei cataloghi non è facile capire quali testi nella biblioteca siano usati per la scuola. Talvolta sono elencati a parte, ovvero l’insegnamento di qualche maestro, con i libri che egli legge e commenta nella scuola. Le biblioteche minori dovevano accontentarsi dei testi sacri e di qualche libro di grammatica.


            All’ inizio la produzione di codici rimase monopolio quasi esclusivo degli scriptoria monastici, cui si dovevano rivolgere tutti coloro che volessero acquistare libri aa nell’Università nasceranno appositi funzionari, la cui posizione giuridica ed economica è contemplata dagli Statuti dello Studio, sono incaricati di preparare i testi necessari agli studenti e all’attività della scuola. Anche a questo livello scuola laica e scuola ecclesiastica accentuano la loro distinzione, e la scuola laica è ormai indipendente dal monopolio ecclesiastico.


Cattedrale di Chartres

Tra la fine del X secolo e l’inizio del XI le scuole monastiche continuano a occuparsi dell’istruzione elementare e di quella dei futuri monaci. L’istruzione superiore si trasferisce nelle scuole nate a fianco delle cattedrali cittadine. Le scuole cattedrali si diffusero soprattutto nelle città della Francia settentrionale, a Parigi, Chartres, Laon, Reims. Qui, gli studenti destinati a diventare sacerdoti erano mantenuti con i fondi della cattedrale; gli altri pagavano una modesta retta. Ma quali materie si insegnavano agli allievi di queste scuole? Il programma iniziava spiegando le basi della grammatica, della retorica, della logica che insieme formavano le “arti del trivio”, poi si studiavano le materie scientifiche, aritmetica, geometria, astronomia e musica “arti del quadrivio”. Le scuole cattedrali non erano organizzate come quelle di oggi, non esistevano esami ed il livello dell’insegnamento non era uniforme, dipendeva dalla bravura del maestro. Gli insegnanti non erano obbligati per contratto a rimanere un numero preciso di anni in una determinata scuola, anzi, si spostavano spesso da una scuola all’altra, seguiti a volte dai loro studenti. Dal XII secolo il numero dei giovani che chiedevano di ricevere una istruzione superiore aumentò.


Università di Bologna

Gli studenti e i maestri cominciarono a riunirsi in associazioni, le universitates, con lo scopo di regolamentare la vita della scuola, stabilire i programmi di studio, il calendario degli esami, il prezzo della retta, ma anche farsi riconoscere alcuni privilegi dalle autorità pubbliche. Nacquero così le prime università. all’inizio questo nome non indicava un luogo fisico sede di un centro di studi ma un gruppo di persone che studiavano insieme. In breve tempo alcune università raggiunsero alti livelli culturali e si specializzarono in materie diverse: l’università di Parigi divenne famosa per lo studio della teologia; quella di Salerno conosciuta in tutta Europa per la medicina; a Bologna il diritto e la giurisprudenza, mentre a Oxford, in Inghilterra, le scienze naturali.


Con lo svilupparsi delle scuole comunali e delle Università, con l’aumentata capacità economica e il sorgere di particolari bisogni culturali in nuove classi sociali, anche il libro e la biblioteca mutano fisionomia e funzione. La storia del libro riflette l’evoluzione della scuola ecclesiastica da un lato, e dall’altro il nascere della scuola e della cultura laica. Nasce una rivoluzione tecnologica con conseguenze molto importanti: oltre che al papiro, alla costosa pergamena, che viene usata per i manoscritti di pregio, è introdotta sempre più largamente l’uso della carta.


Nel XV secolo l’invenzione della stampa, al momento i libri erano manoscritti rari e costosi, l’abbecedario fatto di cera o legno riportava lettere mentre l’abaco ereditato dall’epoca romana sostituiva la calcolatrice. Frusta bacchettate percosse e maltrattamenti vari erano considerati ottimi rimedi per tranquillizzare chi troppo vivace o svogliato.       


Published by Marco Brevi

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