La valutazione

Il giudizio a scuola e’ la forma piu facile per creare invisibili amputazioni spirituali

L’uomo nel prendere una responsabilità di giudizio verso i “bambini/studenti” che cercano un risultato al desiderio di giocare, conoscere, essere personaggi, imparare e sapere nel divenire, incontrano al contrario chi li rende vittima di amputazioni spirituali ed accende un movimento che non incontra il valore della scuola in quanto fonte di apprendimento.

Il desiderio di voler giudicare è una realtà malsana con spirito religioso; l’eterna attesa che porta al momento dell’essere giudicati ed infine … con chi prendersela in un tempo senza spazio e possibilità di replica al cospetto di colui da noi creato ad immagine e somiglianza cui giudizio vuole l’eternità della condanna! Non vi sarebbe piu’ il tempo di rimediare e le scuse non rimarrebbero altro che parole in una disperazione personale…. E le scuse del bambino sono circa 8 volte maggiori.

Un giudizio al quale gli insegnanti stessi sono stati soggetti a ruota segue lo stesso lavoro perché nessun altro sistema pedagogico gli ha permesso di comunicare e vedere diversamente. Vittime di chi ha subito il giudizio sale meccanico l’essere a propria volta giudice, complice di una farsa non educativa con valore culturale pari a zero.

Dare un giudizio al lavoro degli studenti che non possono rispondere tutti con la stessa moneta, giacché non tutti hanno la stessa capacità e disponibilità di apprendere nella stessa linea, non tutti hanno ricevuto o captato la stessa comunicazione al pari del vicino di banco …. “neuroscienza”, perche’ manca lo stesso interesse, forza ed attitudine per le materie proposte, vale una perdita di energia nel portare giudizi che trovano tempo proprio …Chi è più portato per una materia, chi per un’altra.

Cosa si raccontano gli insegnanti che hanno mal valutato tutti gli alunni che in seguito sono diventati personaggi di interesse mondiale! Come sempre accade, si trovano delle scusanti, motivazioni senza valore prese in prestito non da un qualche libro ma l’incoscienza nel non sapere che quegli studenti avrebbero servito meglio la societa’…

Il giudizio di fatto e’ dato dalla vita stessa, i genitori, il proprio credo, la scala nel seguire un ideale. Il giudizio di se stessi attraverso la coscienza che bussa alle porte dell’intelletto, un esperienza che non ha fine…non se ne conosce l’inizio, la storia dell’uomo all’interno della società

La scienza dell’istruzione vuole innovazione e continua ricerca nello sviluppo educativo e culturale ambientabile, il giudizio quindi non ha il tempo di essere emesso poiché in continua evoluzione…Un controsenso per l’insegnante compagno amico/nemico; la maestra che saluti con un giornaliero buongiorno, si trasforma in giudice sul tuo operato giudicando non valutando… non per il saluto che porta educazione ma con l’arma che lei ha nelle mani senza prendere in considerazione l’individuo nella sua personalità in perenne mutamento e quindi non conclusa. Valutare significa prendere in considerazione la linea delle qualità personali. La voce: “educazione civica” non ha parametri sufficienti per essere misurata

il giudizio

Il voto, il giudizio di per sé chiude un tempo: hai preso 4/8/10.  I voti sono dati in un contesto definito ”gratis”, costa poco per un lavoro che è costato impegno, attenzione, sopportazione, soffocamento in ore seduto ad uno scomodo banco. Questa operazione vive la totale assenza di empatia.

La pagella risponde alla versione meno costosa e più insignificante per convalidare il lavoro ed il valore degli studenti. Quale avviso daresti ad uno studente che entra nel mondo della scuola. Come il nostro corpo ha bisogno di sostanza nutrienti, il cervello umano esige forme positive di stimolo ambientale in tutte le fasi di sviluppo.

Il segreto della conoscenza e’ quella di rimanere nel mistero, la prerogativa di un cassetto e’ quella dell’essere vuoto

Una scuola in sintonia con lo sviluppo del territorio e dell’occupazione

L’ingenuità incontra l’arte, la sapienza, la scienza, la poesia, cerca personaggi che pilotino l’innocenza nel vortice del mistero della vita perché possa altresì crescere nella coscienza dell’essere nel divenire.

La valutazione e’ figlia del proprio tempo, la stessa scienza pedagogica insegna che non ha una risposta finale e di eterna durata ma si modifica nel tempo in quanto appunto scienza. Ma rimane ancorata ad un’idea più religiosa che relativa alla pedagogia interessata nell’impartire, nel condividere il sapere delle Muse nell’interesse culturale ed educativo.

L’ossessione al giudizio, da parte della scuola nel giudicare l’operato degli studenti causa più problemi gestionali che non rivelazioni pedagogiche.

Quante volte abbiamo sentito frasi del tipo: nessuno mi può giudicare – solo Dio e’ il mio giudice – chi sei tu per potermi giudicare …e quante altre ancora. Eppure a scuola si accetta di tutto e di piu’…

Le sopra citate Frasi i bambini delle scuole elementari non le possono pensare ma vengono assorbite da un sistema malsano poiché si trovano dentro ad una catena che li unisce in un meccanismo che trasforma la loro natura in vittime, in peccatori creando una ribellione dei sensi.

La frase cattolica non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso non ha alcun senso considerando le pene subite ma che vengono ripetute al prossimo per il gusto stesso di far penare e soffrire chi a già sofferto. Una catena dietro a banchi scolastici che continua attraverso riforme che non riescono a sostenersi.    

Se in un illusorio giudizio universale, il premio sarà paradiso o inferno, attraverso le immancabili gioie e dolori che sperimenti nella strada della vita e che accompagnano la tua crescita a compimento, il giudizio che viene portato a scuola ha un significato totalmente personale tra alunno ed insegnante. Inoltre, è la versione meno costosa in assoluto ripagare un alunno con giudizi che hanno un tempo estremamente limitato all’interno dell’educazione ma estremamente delicato e senza confine per chi ha della vita una visione più amplia.

Dare risultati che possono essere dannosi allo spirito rimane un’illusione destinata all’insegnante, lo sfogo personale verso il prossimo, un giudizio vittima di chi ha subito il giudizio stesso, il desiderio meccanico di essere giudice, protagonista di ciò che è stato impartito e condiviso.

“Non limitare I tuoi figli a quello che tu stesso hai imparato perché nati in altra epoca” Nolte.

Che sia l’alunno stesso a darsi la propria valutazione, in tempi direttamente qualificativi e valutativi.

Che lo stesso alunno affronti la propria responsabilità di giudicarsi attraverso parametri culturali (cartelle, domande) che lui stesso sceglie ed alle quali deve rispondere in tempo reale, non ci sono correzioni da parte di nessuna maestra, non ci sono interferenze personali e giochi di ruolo.

Published by Marco Brevi

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